NextGen ATP Finals, nuovi giocatori e nuove regole! A Milano dal 7 all’11 novembre!

Un evento del circuito maggiore ATP torna in provincia di Milano dopo dodici anni. Nel 2005 Robin Soderling vinse al PalaLido l’ultima edizione del tradizionale torneo meneghino. Dal 7 all’11 novembre prossimi si alzerà il sipario sulle NextGen ATP Finals: nel complesso di Fiera Milano a Rho si sfideranno i sette migliori under 21 della classifica ATP e un giovane italiano, a cui sarà riservata una wild card al termine di un apposito torneo di qualificazione.

In occasione delle NextGen ATP Finals verranno testate diverse modifiche regolamentari, che reputo alquanto discutibili. Per cominciare dal sistema di punteggio, si giocherà al meglio dei cinque set, set di quattro game con No-Ad e tie-break sul 3-3. Il punto secco sul 40-40 va contro una delle basi del tennis. Una sua peculiarità consiste nel fatto che per vincere un game bisogna conquistare due punti in più dell’avversario e per vincere un set due game in più dell’avversario, l’unica eccezione è il tie-break. Questo meccanismo garantisce che quasi sempre si imponga il giocatore che alla lunga ha effettivamente meritato di vincere, per riprendere un concetto più volte espresso da Rino Tommasi. Disputare set di quattro giochi comporta che i primi game acquisiscano troppa importanza, difficilmente un break sarebbe recuperabile e ci sarebbero molti tie-break.

Se si vuole proprio sperimentare a ogni costo, si potrebbe prendere spunto dalla pallavolo. Ormai da anni è stato abolito il cambio-palla, ma i punti necessari per vincere un set sono diventati 25 da 15, tranne per il quinto. Con la stessa logica si potrebbero disputare set al meglio dei quattro giochi, ma mantenendo i vantaggi, portando a sei i punti minimi per vincere un game e giocando il tie-break sul 4-4. È comunque opportuno lasciare le cose come stanno.

Il doppio ha ormai assimilato le regole che prevedono No-Ad e tie-break ai 10 punti al posto del terzo set. Sono modifiche accettabili soltanto perché il doppio è ormai diventata una specialità che la maggior parte dei singolaristi utilizza principalmente come allenamento agonistico, mentre i doppisti puri sono a fine carriera o faticano comunque a emergere anche nei Futures. Un’alternativa per ridurre il tempo dedicato al doppio nei tornei sarebbe stilare i tabelloni a partire dai quarti di finale invece che dagli ottavi, ma a quel punto meno doppisti potrebbero accedere ai montepremi.

Per quanto possano far storcere il naso, le modifiche apportate di recente alla Coppa Davis sono invece condivisibili e non stravolgono il gioco. L’introduzione del tie-break nel quinto set permette a un giocatore di scendere in campo in condizioni accettabili anche il giorno dopo. Estendere questa regola anche a tutti i tornei del Grande Slam non sarebbe certo uno scandalo, magari con un tie-break ai 10 punti sul 9-9. L’eventuale sperimentazione dei match al meglio dei tre set verrebbe incontro alle esigenze dei giocatori, sempre più concentrati sul fitto calendario di tornei individuali e meno propensi a dedicare tempo alle nazionali. Una competizione con così tanta storia meriterebbe il formato tradizionale dei tre set su cinque, ma i tempi sono cambiati.

Alle NextGen ATP Finals sarà anche abolito il let, cioè il servizio non verrà ripetuto se toccherà il nastro. Una regola analoga vale nella pallavolo, dove ci sono però sei giocatori, di cui tre sotto rete pronti a intercettare una battuta deviata dal nastro. Nel tennis il giocatore in risposta a fondo campo non avrebbe il tempo per recuperare un servizio deviato. Il pubblico potrà entrare e uscire anche durante il gioco. Chiunque abbia mai preso in mano una racchetta sa quanto basti poco per perdere la concentrazione, e il match può scappare via in un attimo. Per completare l’opera, si potrebbe consigliare agli organizzatori di eliminare la seconda palla di servizio…

Proprio in questi giorni l’ATP ha annunciato che a Rho non ci saranno i giudici di linea, e su ogni punto verrà utilizzato automaticamente l’Hawk-Eye. Questo sistema computerizzato ha notoriamente un margine d’errore di 3.6 mm, che non è affatto trascurabile per palle che rimbalzano nei dintorni delle righe. Peraltro non di rado il segno mostrato dall’occhio di falco lascia perplessi, come ad esempio nel match di giovedì tra Sorana Cirstea e Nicole Gibbs a Seoul. È quindi fuori luogo utilizzare questa tecnologia su ogni punto, e di questo passo non sorprenderebbe più di tanto vedere un robot annunciare il punteggio con voce metallica dal seggiolone. In conclusione, con queste modifiche il tennis diventerebbe un mero show da prime-time televisivo. Uno sport deve sempre mantenere la sua struttura e la sua regolarità, e non snaturarsi al solo scopo di accontentare le televisioni.

Alcune novità che verranno testate alle NextGen ATP Finals, per quanto secondarie, sono comunque apprezzabili. Giocatori e allenatori potranno comunicare in alcune fasi del match, anche se il coach non potrà scendere in campo. I coaching nei cambi-campo, ammessi da anni nel circuito WTA, permettono agli spettatori appassionati di ascoltare interessanti dialoghi con analisi tecniche e consigli psicologici. Un cronometro farà rispettare con precisione le pause del gioco, come i 25 secondi fra un punto e l’altro, e ogni giocatore potrà usufruire di un solo medical time-out. In questo modo il gioco sarà meno spezzettato e non si potrà più sfruttare il regolamento per spezzare il ritmo all’avversario in vantaggio, andrebbero però limitati anche i toilet break. Verrà introdotto una sorta di VAR per il fallo di piede, cioè un giudice avrà a disposizione due telecamere per valutare se il giocatore lo commetta o meno. Il fallo di piede è una regola che raramente viene applicata, pochi giudici di linea lo chiamano, quindi in questo caso la tecnologia sarebbe utile.

Luca Gabaglio

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